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Il blog letterario che mancava

«Lorenzo Sartori: uno scrittore dalla lunga esperienza»

«Lorenzo Sartori: uno scrittore dalla lunga esperienza»

interviste
3 feb 2026 3 min
Stefano De Vecchi

Stefano De Vecchi

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#interviste #lorenzosartori #stefanodevecchi

Lorenzo Sartori non ha bisogno di grandi presentazioni. E' uno scrittore molto apprezzato per i suoi thriller ed è anche il direttore artistico del Festival letterario «Inchiostro» che si svolge ogni anno a Crema. Questa settimana glimmo.it lo ha incontrato ed è nata una bella intervista che vi proponiamo. Buona lettura!

Come nasce la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce da lontano, da quando scrivevo i testi delle canzoni per la band in cui suonavo. È stato davvero tanto tempo fa. Successivamente ho scritto di musica, cosa che mi ha portato al giornalismo e poi alla fondazione di una rivista che si occupa di Storia militare, gioco e simulazioni. Poi dalla Storia con la S maiuscola sono passato alle storie con la s minuscola, alla narrativa. E ho scoperto che è come una droga, dà dipendenza. Ho scritto il mio primo romanzo nel gennaio del 2013 e non ho più smesso, spaziando nel tempo dalla fantascienza al giallo, dal fantasy al thriller.

Che rapporto hai con la lettura?


Ho sempre amato leggere. All’inizio molta saggistica per la verità e sono abbonato da sempre a diverse riviste specializzate, legate ai miei interessi. E poi ovviamente ci sono i romanzi. A casa abbiamo 4 grandi librerie e inizia a mancare spazio. Però non leggo solo su carta, ho un kindle e anche un abbonamento ad Audible. Gli audiolibri ti danno la possibilità di leggere anche quando guidi. Sono stati una piacevolissima scoperta.

Quale è stato il libro che ti ha lasciato un bel ricordo?


Alcuni libri ti cambiano la vita. Se devo andare indietro nel tempo, ma tanto indietro, ricordo con persistente affetto le mie prime letture, quelle che hanno lasciato il segno, come ad esempio I ragazzi della via Pal o Pattini d’argento. Se devo citare qualche lettura in età adulta beh, direi che tra quelle fondamentali ci sono racconti di Philip Dick (più i racconti che i romanzi) che mi hanno formato un certo tipo di immaginario, Il grande Gatsby, la più intensa storia d’amore e di ossessione mai letta e poi autori come Philip Roth, Ian McEwan, Nicolò Ammaniti, Joe Lansdale che considero i miei autori del cuore.

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Un lettore ha il diritto di non leggere i libri che non gli piacciono dopo averlo iniziato?

Certo, leggere è un piacere e decidere di abbandonare un libro è un diritto. A me capita raramente. E quando capita mi convinco che si tratti di una pausa, più che di una rottura definitiva. Comunque, se una lettura non va, meglio passare ad altro, purché il tentativo fatto sia serio. Un po’ di fatica bisogna sempre farla se si vuole crescere. I libri richiedono allenamento, sono una palestra per il cervello. È necessario quindi sollevare anche qualche “peso”.

Quali consigli dai a un giovane scrittore?

Il consiglio più scontato è quello di leggere tanto. Dovrebbe essere naturale, altrimenti c’è qualcosa che non va se uno vuole scrivere ma non ama leggere. Però bisogna leggere senza fossilizzarsi su un genere, è necessario spaziare. Ma questo è l’abc. Poi servono determinazione, disciplina, continuo esercizio, umiltà e tanta, direi infinita, pazienza. In un secondo momento diventa necessario avere una visione e conoscere il mondo editoriale, l’ecosistema in cui ci si vuole muovere. Capirne le regole, i tempi. Ma soprattutto è importante chiarirsi giorno dopo giorno perché si voglia scrivere e fare lo scrittore, che cosa ci si aspetti di ottenere. Altrimenti si andrà inevitabilmente incontro a una grande delusione.

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