Cristiano Cavina racconta il difficile mondo della scuole, i rapporti con gli insegnanti, i compagni e l'intero apparato scolastico. Sicuramente questo, e lo metto all'inizio di questa recensione, è un testo che andrebbe letto da tutte le figure appartenenti a questo mondo: dirigenti scolastici, insegnanti, operatori scolastici, ma anche genitori e alunni.
Vuoi questo spazio? scrivi a info@glimmo.it
Gli insegnanti sono dipinti con nomiglioli particolari come Vlad, Corvagli, il viecpreside perennemente vestito con un completo di acetato verde che propone le sue idee da ecologista e pacifista. Nessuno di loro è in grado di approcciare in modo autorevole ai ragazzi passando per negligenti e poco inclini all'insegnamento. Gli alunni, l'Io narrante Cavina, non è proprio un alunno modello. Con gli altri compagni ama, insieme agli altri compagni di classe, sedere accanto ai torni, giocare a carte, bighellonare, far passare il tempo insomma. Il ritmo della narrazioe è piuttoto incalzante e fresco con una presenza continua di sequenze narrative. Particolare attenzione è dato al linguaggio che è adolescenziale, veloce, frizzante, con una terminologia immediata e ironica. Poche sono le riflessioni che emergono anche se, nel suo complesso è possibile trarre un insegnamento profondo da questo testo che è quello legato a una scuola poco attenta ai giovani, all'insegnameto e sicuramente poco incline lla motivazione.