Quando ho iniziato a leggere «Pampaluna», il romanzo di Sara Durantini, ho ritrovato un testo di rara ed elegante intimità. Era da molto che non leggevo un testo di questo livello, una sorta di confessione che, capitolo dopo capitolo, accompagna il lettore a una comprensione sempre più intima e delicata di una bambina e della sua crescita. Questo diario intimo è la consapevolezza progressiva di una bambina che, dopo un incidente, scopre e difficoltà del linguaggio e del rapportarsi col mondo adulto, ma anche la progressiva consapevolezza di un ambiente famigliare che sente progressivamente sgretolarsi intorno a lei. Pamapluna, è questa magnifica cascina, dipinta come un caleidoscopio di incontri e di avventura visti dallo sguardo intimo di una bambina. Questo testo, in tutta la sua durata conserva un linguaggio colloquiale con l'autore aiutandolo a condividere quegli spazi e quelle relazioni di cui una bambina ha fame: l'amore. Siamo a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, dove i cambiamenti sociali e culturali trasformando radicalmente il mondo e il modo di interrogarsi sui temi delle ideologie. Così si sgretola il «Muro di Berlino» e «Non è la Rai» è uno dei programmi televisivi che costellano l'immaginario di questa bambina. Un confronto anche con le idee dei nonni che hanno vissuto il secondo dopoguerra e le difficoltà della ricostruzione. Un testo che ha saputo convincermi nella forma intimistica, mai eccessivo, mai pesante, con quel linguaggio leggero capace di trattare temi anche profondi e mai scontati.
«L'elegante congedo dello scrittore Julian Barnes»
di Giuseppe Zullino