Ben arrivato a Glimmo.it. Ti facciamo subito la prima domanda. Come hai fatto ad avvicinarti al mondo della scrittura?
Ho sempre amato leggere e leggere tanto e di tutto, così come ho sempre avuto il fuoco della passione verso la scrittura. Da bambino mi immergevo nei classici di E.A. Poe e di Verne e questo ha sicuramente influenzato, oltre al mio carattere, anche le tematiche dei miei primi passi da autore. Basti pensare che il giornale del liceo classico che ho frequentato lo scrivevo praticamente da solo e, tra le altre cose, conteneva i miei racconti gotici firmati con uno pseudonimo che era tutto un programma (James Gray). Il mio primo romanzo, una storia romance sino a oggi inedita, lo scrissi a ventiquattro anni, dopo di che mi sono dedicato per parecchio tempo alla musica prima di tornare al mio grande amore, cioè la scrittura. Ma ho sempre continuato a leggere tantissimo, dalla poesia alla saggistica dai classici della letteratura mondiale alla fantascienza. Tutto arricchisce l’anima e la mente.
C'è qualcosa che ha letto e che vorresti consigliarci?
Recentemente ho riletto per l’ennesima volta diversi romanzi di Ian Rankin, scrittore scozzese di gialli, e tra le sue tante gemme mi permetto di consigliare “Anime morte”, un thriller molto ben scritto e dalla trama coinvolgente. Il protagonista poi (l’ispettore John Rebus) è, a mio parere, uno dei personaggi più piacevoli del genere, il che ritengo rappresenti quasi una necessità per qualsiasi romanzo che voglia non soltanto raccogliere, ma anche fidelizzare tanti lettori.
Cosa, secondo te, potrebbe fare la scuola per invogliare maggiormente i ragazzi a leggere?
Risposta di certo non facile. Innanzitutto credo che occorrano docenti che amino leggere e trasmettano questo amore ai propri studenti. Sembra banale, ma non lo è affatto (detto da ex insegnante delle superiori). L’esempio significa tanto. Poi ci vorrebbero iniziative quali corsi di scrittura creativa, gruppi di lettura di classe, partecipazione a presentazioni di libri ben fatte (ossia non noiose e autoreferenziali come purtroppo il 90% di esse). Seminare oggi per raccogliere domani. Mi sembra che diverse biblioteche italiane si stiano muovendo in questa direzione con i bambini delle primarie. Mi auguro che non sia troppo tardi.
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Ci dai un consiglio per chi vuole intraprendere la carriera di scrittore?
Mi verrebbe da dire lasciate perdere e dedicatevi ad altro, visto che in Italia l’editoria è praticamente morta. Se però si vuole da me un consiglio meno drastico suggerisco di leggere tanto, di ascoltare tanta buona musica, di viaggiare e acquisire una sensibilità per l’arte e la bellezza che ci circonda. Le idee, se ci sono, verranno dopo, così come lo stile di scrittura che dovrebbe essere personale e non mutuato pedissequamente da qualche autore che va per la maggiore.
Un'ultima curiosità: di cosa parla il tuo ultimo lavoro editoriale?
Si tratta del sesto capitolo della serie dedicata a Brenno Sandrelli, un perito assicurativo che, per necessità economiche, si è inventato un secondo lavoro, quello di investigatore privato. Questo mestiere lo svolge rigorosamente in nero ossia senza avere la licenza, senza porto d’armi e facendosi pagare sottobanco in contanti. In questo episodio Sandrelli viene incaricato da un anziano professore di recarsi in un paese dell’Appennino toscano a indagare su una serie di morti sospette. Il nostro protagonista, nonostante qualche perplessità, decide di accettare pensando che, in fondo, si tratti giusto di una bella vacanza a spese dell’eccentrico professore. Scopre tuttavia che dietro la morte di quattro persone, etichettate dai carabinieri come semplici incidenti, potrebbe davvero nascondersi un’unica mano assassina. Da qui, tra ulteriori decessi e rischi per la pelle del buon Brenno, si sviluppa un crescendo di colpi di scena fino all’inaspettato finale.