Salta al contenuto principale
1.11k
Accessi
1.83k
Pagine mese
1.08k
Articoli letti
«Salvatore Frasca: un siciliano errante»

«Salvatore Frasca: un siciliano errante»

interviste
19 apr 2026 5 min
Valentina Pace
20

L'amico Salvatore Frasca, autore di fortunati romanzi che hanno come protagonista l'ispettore Falconara, si racconta a Glimmo.it. Una breve intervista ci fa conoscere questo autore che, arrivato dalla bellissima Sicilia, è riuscito a farsi conoscere, molti anni fa, anche grazie a un foglio bianco, all'ispirazione di Oliver Twist e alla voglia di tradurre i suoi pensieri in azione.

Ciao Salvatore, grazie della disponibilità. Ci fai una breve presentazione di te?

Sono Salvatore Frasca, siciliano errante e da qualche anno vivo a Monza. La mia professione è legata al settore dell’industria farmaceutica, dove opero nell'ambito dei Clinical Trials, ma ho anche una grande la passione per la scrittura di genere. Sono autore di tre fortunati romanzi editi da Laurana Editore, e sono il creatore dell’ispettore Falconara, un personaggio dalle caratteristiche atipiche rispetto ai suoi più illustri colleghi, che ha incontrato il favore degli appassionati del genere.

 Di cosa parla il tuo ultimo romanzo?

Il mio ultimo romanzo si titola Margini di un delitto. La vicenda narrata si svolge in Sicilia, nella fittizia cittadina di Santacroce Mamertina, un 31 agosto in cui soffia uno scirocco infernale. L’ispettore Ettore Falconara, nobile decaduto, ipocondriaco per vocazione e appassionato di enigmistica, cerca di combattere la noia e la pressione bassa nel suo ufficio. La quiete, però, è destinata a infrangersi bruscamente: al civico 29 di via Custoza viene rinvenuto il corpo orribilmente mutilato di Rudolfo Fofò Albano, influente proprietario di un’azienda vinicola locale. A prima vista, il caso appare scontato. Gli interessi di Albano erano da tempo intrecciati con il riciclaggio di denaro delle cosche mafiose; tutto punta a un diletto di stampo mafioso, un messaggio di sangue scritto con estrema ferocia. Tuttavia, Falconara, spinto dal suo intuito sottile e dai consigli del suo mentore, il commissario Mallus, avverte che sotto la superficie di un semplice delitto di mafia si nasconde qualcosa di più intimo e torbido.

Falconara inizia così a scavare oltre le apparenze, addentrandosi nei segreti della vita di Albano e di una comunità che vive di silenzi e decoro facciata. Tra aristocratici in rovina, ambiguità morali e una mappa dell'angoscia che unisce il passato al presente, Falconara dovrà affrontare una verità scomoda: a volte i mostri più feroci non arrivano dall'organizzazione criminale, ma dai margini più insospettabili delle fragilità umane.

Come ti sei avvicinato alla scrittura?

Il mio legame con la scrittura affonda le radici in un’infanzia scandita dalla lettura, trasformata col tempo in un irrinunciabile vizio quotidiano. Tuttavia, il passaggio dalla lettura alla scrittura risale ai banchi del liceo. Fu in occasione di un compito in classe, per il quale ero impreparato, che di fronte al foglio bianco, ispirato dalla lettura di Oliver Twist, trassi spunto dalla traccia dedicata alla Rivoluzione Industriale per scrivere un racconto in cui descrivevo la quotidianità di una famiglia operaia, tratteggiandone fatiche e speranze con uno sguardo già lucido e partecipe. Quella fortunata intuizione, la capacità di indagare la Storia attraverso la lente della vita vissuta, colpì il mio docente di lettere, il compianto professore Muscherà, che non solo mi premiò con un 10, ma mi incoraggiò a coltivare quella sensibilità narrativa.

Consigliaci una lettura che ti ha particolarmente colpito di recente

ADV

Vuoi questo spazio? scrivi a info@glimmo.it

Più che di una lettura recente, si tratta della rilettura di un romanzo che è considerato un pilastro della letteratura italiana del Novecento e che avevo letto quando avevo diciotto o vent’anni. Quello di rileggere lo stesso romanzo a distanza di molti anni, credo sia un vezzo di tanti appassionati lettori. Il romanzo in questione è il Bell’Antonio di Vitaliano Brancati.

Il tema principale del romanzo è il gallismo, termine coniato dallo stesso autore per indicare il feticismo della virilità. Un valore che sembra ancora oggi, alla luce del triste numero di femminicidi, essere ancora portante nella nostra società.

Il romanzo di Brancati ha una trama intrigante e appassionante, forse scontata, ma sicuramente realistica e di eccezionale attualità, sia per la fotografia che fa della società italiana, a cavallo fra il primo dopoguerra e la caduta del fascismo, sia per lo stile narrativo che risulta ancora letterariamente moderno, tanto che il lettore riesce ad entrare bene nell’ottica di chi viveva in quegli anni, gli stereotipi diffusi all’epoca e in buona parte, con un diverso registro linguistico e comunicativo, ancora oggi vivi e presenti.

 Che cosa potrebbe fare la scuola per invogliare maggiormente i ragazzi a leggere?

 I ragazzi hanno bisogno di sentirsi parte attiva della didattica, attraverso un approccio più dinamico rispetto all’idea di una scuola “ministeriale”. Oltre alla lettura dei classici, gli insegnanti dovrebbero andare incontro agli interessi dei ragazzi, introducendo graphic novel, fumetti d’autore, letteratura distopica o fantasy. La scuola dovrebbe organizzare incontri con scrittori che scrivono per i giovani, o di generi vicini ai loro interessi, e permettere agli studenti di sperimentare la scrittura come un mestiere vivo, anche attraverso laboratori di scrittura creativa. Quando uno studente capisce la meccanica dietro la trama di un romanzo, o anche di una sceneggiatura per il cinema o la televisione, come si costruisce la suspense, come si crea un personaggio, inizierà a leggere con una curiosità diversa, con occhio analitico, quasi da “collega” dell’autore. Infine, sarebbe opportuno abolire l'IVA sui libri, affinché tutti, anche i ragazzi con pochi soldi in tasca, possano accedere alla letteratura a prezzi più contenuti.

 Quali consigli dai per intraprendere la carriera di scrittore?

 Tre consigli di metodo: il primo, quello più scontato, ma anche il più utile è quello leggere, ma soprattutto spegnere lo smartphone. Il secondo è quello di scrivere per necessità interiore, mai per compiacere un presunto pubblico. La scrittura non è una merce da confezionare, ma un atto di verità. Infine il terzo. Se non sentite davvero il fuoco della passione bruciarvi dentro, non iniziate nemmeno.

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo a commentare!