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Pieghe del tempo e crepe nello spazio
aprono varchi nelle mura di eterne città
Potrebbe scaturirne luce
Ma da quei varchi nascono solo spettri
Non si alza vento elettrico a spazzare le strade
dai fantasmi di tutte le mie vite passate
e dai funerali di quelle che avrebbero dovuto essere.
Piove, su viali, zaini, ombrelli
bancarelle di passato
e librerie abbandonate
in cui le pagine non bastano a inventare un’esistenza
S’infiltra la pioggia tra i solchi
Quanto può piovere su una vita
prima di guadagnarsi il diritto all’amore?
Cerco fotografie, ma non trovo che specchi,
non storie, ma discese e ritorni all’inferno
In questa folla che moltiplica la solitudine
non riconosco un solo volto
In questa città dove in eterno tornano i miei passi
il mio vagare per cercarti nella nebbia
mi lasci nel dubbio
che non siamo mai esistiti per davvero
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