Come nasce l'esperienza editoriale di Fernandel?
Fernandel nasce per passione e per curiosità nei confronti dei libri e delle storie. All'inizio, nel 1994, è una rivista letteraria, di quelle stampate su carta e distribuite in abbonamento postale. Qualche anno dopo comincia a pubblicare anche libri, quasi tutti di narrativa italiana. E' un'esperienza che nasce "dal basso", senza particolari investimenti, e che è cresciuta nel tempo. Ma, indipendentemente dalle dimensioni, credo che passione e curiosità dovrebbero essere alla base di chiunque faccia questo mestiere.
Quali sono i riferimenti per individuare un buon testo oggi?
Dobbiamo prima di tutto stabilire cosa si intende per "buon testo". Se "un buon testo" è un libro destinato a vendere molto e ad avere ampia visibilità, allora è sufficiente che il nome dell'autore sia famoso. Non deve trattarsi necessariamente di uno scrittore, basta che sia un attore conosciuto, un politico, un uomo o una donna di spettacolo. L'attenzione che questa persona porta su di sé per tutt'altri motivi favorirà anche le vendite del suo libro. Se invece "un buon testo" è sinonimo di un testo di qualità, il modo per individuarlo è lo stesso di sempre: bisogna leggere le proposte che provengono dagli autori, scartare gli intrecci banali o poco originali, quelli che ricalcano le fiction televisive e i drammi del momento, scartare le scritture che rimandano a un immaginario povero, le scritture prive di strumenti espressivi in grado di raccontare la complessità del mondo contemporaneo. Poi si devono scartare quei testi che esulano dalla linea editoriale, per esempio nel nostro caso la fantascienza e la poesia. Dopo aver scartato tutto questo si può cominciare a leggere con attenzione ciò che resta... Oggi però il problema non è trovare un buon testo, quanto piuttosto riuscire a dargli la visibilità che merita. In un mercato saturo di proposte, e con un numero di lettori in continua diminuzione, è impossibile che ci sia spazio per tutti.
Come vede il mondo dell'editoria oggi e nei prossimi anni?
L'editoria è imprigionata in una serie di contraddizioni che durano da decenni e che non è possibile risolvere se non tramite cambiamenti profondi, cambiamenti che coloro che governano questo mercato non hanno certo interesse a produrre. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una serie di accentramenti finanziari e decisionali che per il momento hanno garantito la sopravvivenza dei gruppi editoriali più importanti. E' una lotta di potere per occupare gli spazi delle librerie, grazie anche a un eccesso di produzione favorito da motivi finanziari (i nuovi libri servono a coprire le rese dei libri di due o tre mesi fa). Semplicemente per gli altri non c'è posto. Faccio un esempio: fino a circa il 2010 un piccolo editore come Fernandel aveva i suoi venti, trenta centimetri lineari di scaffale in tutte le librerie Feltrinelli: era una specie di certificato di esistenza in vita. Oggi invece sempre più spesso un libro viene ordinato al distributore solo nel momento in cui il lettore lo prenota in libreria. Quindi il futuro non è certamente roseo, in particolare per la bibliodiversità, cioè l'eterogeneità dell'offerta in libreria. In effetti il lettore comune non capisce quale sia il problema, dato che le librerie sono strapiene di libri. Ma non si rendono conto che ci sono solo i libri dei principali editori, cinquanta o sessanta in tutto: per molta parte della produzione editoriale semplicemente non c'è spazio. Questo è un fenomeno irreversibile, che andrà avanti così finché non ci saranno cambiamenti strutturali.
Per un editore ci sono libri che restano nel cuore più di altri fra quelli che ha pubblicato?
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Un editore non dovrebbe lasciarsi influenzare troppo dalle sue preferenze, ma è normale che ci siano libri che restano più di altri nel cuore, e i motivi possono essere diversi: dalla simpatia o antipatia dell'autore al successo o meno del libro stesso, dalla potenza della storia raccontata o da sensazioni che non riguardano il testo ma il periodo che stiamo vivendo, e da cui ci lasciamo condizionare. Come editore però non faccio classifiche fra i libri pubblicati, e cerco di impegnarmi come posso su ognuno di loro.
Quali consigli per uno scrittore che decide di intraprendere questo percorso?
Internet e i social sono pieni di consigli per chi vuole scrivere, a testimonianza del fatto che c'è un mercato intorno alle ambizioni di scrittura. Non tutti per fortuna vogliono diventare scrittori, molti sono interessati semplicemente ad esercitarsi nel racconto, nella narrazione, per acquisire consapevolezze e comprendere tecniche che saranno utili anche nelle letture che faranno in futuro. Io non ho una formula vincente: ma se si vuole diventare scrittori l'unico consiglio che mi sentirei di dare, oltre a quello di leggere molto, è di scrivere e riscrivere finché non emerge una propria voce personale.
Esiste un libro che «usa come modello» di riferimento al quale ispirarsi?
No, e pubblicando molta narrativa non credo nemmeno che sarebbe possibile. Ogni autore si rifà o dovrebbe rifarsi al proprio immaginario, che in quanto espressione dell'individuo dovrebbe essere unico e irripetibile, cioè originale. Il che esclude il "modello". Un discorso a parte forse andrebbe fatto per la narrativa di genere, per esempio il giallo o il noir, che noi però finora abbiamo pubblicato raramente.