Lo scrittore inglese Ian Mc Ewan è da poco tornato in libreria per «I tipi» dell'Einaudi con il romanzo «Quello che possiamo sapere», una perla di rara bellezza.
La Storia si muove su due piani temporali a cui corrispondono due diverse voci narranti. Nel primo, risalente a un distopico 2122, il ricercatore Thomas Metcalfe sta indagando sul poemetto «Corona per Vivien» scritto dal poeta Frances Blundy più di cento anni prima per sua moglie e da lui declamato in occasione del compleanno della donna presso il casale di campagna dei Blundy nell' Oxfordshire. Dagli elementi in mano al ricercatore, sappiamo che doveva esistere solo una copia di questo poemetto, vergata a mano dall'autore medesimo su un foglio di pergamena e donata alla sua consorte subito dopo la declamazione in presenza di pochi intimi. Nel momento in cui Metcalfe ci racconta i fatti, questa copia unica è andata persa, sebbene ai tempi fosse certo che era stata scritta sicuramente da Frances Blundy, personaggio di finzione, un poeta famoso e celebrato come un maestro in tutta l'Inghilterra.
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Nella seconda parte del romanzo Vivien diventerà la voce narrante delle vicende e la narrazione procederà tra flashback e flash forward in un intreccio denso e ricco di colpi di scena. L' autore del romanzo, che già in passato aveva regalato ai suoi lettori dei libri di grande spessore oltre che di successo, stende il suo affresco con una eleganza sobria e raffinatissima. Se riusciamo a vedere il fittizio Frances Blundy muoversi a suo agio nella realtà della società letteraria del nostro tempo, a coglierne le forti contraddizioni caratteriali e il suo spiazzante cinismo, lo dobbiamo alla penna e allo scalpello di Ian McEwan e alla sua straordinaria capacità di mettere in scena i personaggi rendendoli credibili, anche quando riservano sorprese inimmaginabili. Tra tutti, il lettore resterà travolto dalla Bellezza plastica di Vivien Greene, l'ultima moglie del protagonista, che per lui rinuncia alla carriera accademica e allo status. Ma non fatevi ingannare: non si tratta di una remissiva crocerossina. Vivien è una meravigliosa versione di Anna Karenina aggiornata ai nostri tempi. La sua generosità, il coraggio misto ai sensi di colpa, i suoi tormenti interiori e la sua disinvoltura sessuale, che McEwan scolpisce con mano michelangiolesca, fanno di lei un personaggio impossibile da dimenticare. Così come non dimenticheremo le vicende che legano il primo io narrante, Thomas, e sua moglie Rose, che si muovono in un ventiduesimo secolo segnato da disastri ambientali e conflitti nucleari. Sarebbe un peccato non leggere l' ultimo romanzo di Ian McEwan. Oggigiorno sono pochi i casi in cui un autore sfugge alla insopportabile logica del marketing per candidarsi a un posto sul Parnaso letterario.