Da poco in libreria l' ultimo libro di Franco Arminio, «La grazia della fragilità», ha il fascino e la forza della prodezza letteraria. In questi frammenti in prosa, il poeta paesologo affronta i temi più spinosi del nostro tempo, mettendo a nudo il suo cuore ferito ma mai domo. Senza la paura di scoprirsi e dichiararsi fragile, Arminio coglie perfettamente il disagio collettivo di una civiltà chiassosa, che ha il vizio di rifugiarsi dietro uno schermo digitale per darsi l' illusione di vincere la solitudine.
È diventato tutto più difficile, la disgregazione umana e sentimentale, la miseria spirituale avanzano e rischiano di travolgere tutto e tutti. Cosa possono fare i mortali che restano attaccati all' esistenza pur tra le mille paure dettate dai tempi? Riscopriamo la vita e la gioia di sentirci sopravvissuti e vivi accanto ad ogni oggetto che vediamo sulle nostre strade e a ogni volto che incrociamo. Sembrerà banale, forse, ma sentirsi vivo tra i vivi, «federare le ferite» del vivere quotidiano, rinnova la consapevolezza di essere «dentro una vicenda colossale in ogni attimo della nostra vita».
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Una scrittura asciutta e sobria, che rifiuta orpelli e intellettualismi. Affiorano stilemi del fare versi, che rendono questi frammenti dei prodigiosi distillati di sapienza. La solitudine morde nei fine settimana. Leggere Arminio rende tutto più dolce, sino a percepire una riconciliazione col mondo. Quel mondo non tanto garbatello, poi, che occhieggia dagli schermi di social e TV.