Di cosa parla il tuo ultimo romanzo?
Il mio ultimo lavoro dal titolo La città delle anime sepolte è un thriller storico con elementi gotici ambientato nella Napoli del 1769. La città viene scossa da un fenomeno inquietante: tombe e fosse comuni vengono trovate vuote e i cadaveri che contenevano restano in decomposizione in strada. Alcuni vengono però avvistati «vivi» passeggiare nei vicoli, scatenando paura, superstizione e il timore di un’imminente fine del mondo. Nel frattempo, uno spietato assassino uccide le sue vittime strappando loro il cuore e lasciando al loro posto una pedina della tombola. Per fermare l’incubo, re Ferdinando IV affida le indagini al funzionario Guido Tucci, che si avvale dell’aiuto del frate Bastiano, membro dell’ordine dei Bianchi della Giustizia affetto da nanismo, e del giovane novizio Michele. Insieme scavano fra superstizione, fede, scienza e miserie umane cercando di capire se si tratti davvero di un ritorno dei morti o se dietro gli eventi ci sia altro, e se riusciranno a fermare il male che si diffonde in città.
Come ti sei avvicinata alla scrittura?
Il mio incontro con la scrittura è avvenuto quando ero ancora molto piccola. Ricordo che la mia eroina era Jessica Fletcher, la protagonista della fortunata serie tv La signora in giallo, un’insegnante in pensione e scrittrice di gialli che girava il mondo per promuovere i suoi romanzi e risolvere casi crime. Il percorso di studi che ho intrapreso però mi ha tenuta lontana per molto tempo dalla scrittura fino a quando una quindicina di anni fa ho deciso che era arrivato il momento di provare a realizzare il mio sogno. Sono partita con il genere urban fantasy con cui ho vinto diversi concorsi letterari italiani per passare nel 2017 al gotico e poi al thriller storico che ho sentito più mio.
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Consigliaci una lettura che ti ha particolarmente colpito di recente.
Vi segnalo Imprimatur di Rita Monaldi e Francesco Sorti. È un mystery storico ampio e stratificato ambientato nel Seicento romano in cui intrighi politici, religiosi e spionistici si intrecciano con un’investigazione per un possibile avvelenamento. La narrazione combina ricostruzione storica rigorosa, tensione da whodunit e riflessioni profonde sulle dinamiche di potere e fede dell’epoca, risultando un thriller storico coinvolgente sia per appassionati sia per chi ama intrecci complessi ben radicati nel contesto storico.
Un consiglio per chi vuole intraprendere la carriera di scrittore
Innanzitutto, direi che è obbligatorio leggere moltissimo, in modo vorace e trasversale, possibilmente non solo nel proprio genere. Un autore di thriller deve conoscere i meccanismi della suspense, certo, ma anche la costruzione psicologica dei personaggi, il ritmo narrativo, la lingua. La lettura è apprendistato silenzioso, insegna cosa funziona e cosa no. Il secondo consiglio è l’umiltà. Scrivere significa riscrivere. Accettare critiche dagli editor, revisioni, rifiuti. Nessun testo nasce perfetto. La qualità è il risultato di un lavoro rigoroso, spesso chirurgico, sul dettaglio. Aggiungerei poi tre elementi fondamentali. La disciplina poiché l’ispirazione è incostante, ma la scrittura è metodo. Stabilire tempi, obiettivi, routine. Poi segue lo studio, soprattutto nel thriller storico, l’accuratezza documentaria è imprescindibile. La credibilità è ciò che rende potente la finzione. Infine, l’ascolto del reale cioè osservare le persone, le loro contraddizioni, le zone d’ombra. Il male narrativo nasce sempre da dinamiche umane riconoscibili. Per concludere, scrivete solo se non potete farne a meno. Se è un’urgenza interiore, allora vale la pena affrontare la fatica che comporta.