Gabriele d'Annunzio è sicuramente un autore che a me piace molto. Sì, non lo nego. Ho letto molto di lui, dalla biografia del suo architetto Tom Antongini alle piacevoli e ricche biografie di Annamaria Andreoli e di Attilio Mazza. L'ho conosciuto nel mio percorso di lettura quando ero poco più che adolescente, avevo forse vent'anni e tanta voglia di esplorare il mondo e la letteratura. Credo che il primo libro che ho avuto tra le mani sia stato proprio «Il Piacere» che, con «L'innocente» e il Trionfo della morte, rappresentano la «Trilogia della Rosa.» Pubblicato nel 1889, in piena Belle Époque , il protagonista di questo romanzo, Andrea Sperelli, nobile romano ma di origine abruzzese, racconta le sue vicende amorose in una capitale in profondo fermento. Prendono vita in queste pagine l'amore per Elena Muti, nobildonna romana, ma anche le vicende sentimentali con Maria Ferres in un continuo gioco di raffinata esteriorità, legato a quel mondo della raffinatezza e del gusto gaudente, dove le parole e i gesti puntano a una continua sublimazione del desiderio e della passione amorosa. D'Annunzio è stato indubbiamente simbolo del Decadentismo e modello lui stesso di quell'estetismo di cui si è circondato per tutta la sua vita: basti pensare alla sua ultima dimora, il Vittoriale degli italiani, a Gardone Riviera, in una bellissima cornice come quella del lago di Garda. In quel luogo speciale, unico e surreale, prendono vita la Nave Puglia, dono della Marina militare italiana e da lui incastonata in una roccia, pronta a salpare verso l'Adriatico che l'aveva visto protagonista anni prima. Oppure il MAS, al secolo motoscafo anti sommergibile, e da lui più generosamente ribattezzato con un più audace ed eroico Memento Audere Semper (ricordati di osare sempre), non ultimo il suo SVA 10, simbolo di quell'impresa eroica del volo su Vienna aggrappato ancora oggi al soffitto della sua dimora bresciana. Chi era dunque quell'Andre Sperelli, quell'eroe conquistatore di donne, coriaceo soldato in amore se non Gabriele d'Annunzio? Le vicende e il contesto storico dell'epoca, con la nascita della Triplice Alleanza e successivamente della Triplice Intesa qualche anno dopo, portano il poeta-soldato allo sviluppo di un senso profondamente patriottico. I crescenti nazionalismi in un'Europa profondamente divisa e litigiosa, Andrea Sperelli, soldato in amore e corteggiatore raffinato, si trasforma nel soldato valoroso nella Prima Guerra Mondiale in Gabriele d'Annunzio consacrato come uno degli attori principali nel periodo della famigerata «Vittoria mutilata e delle terre irredenti.» Ecco che, a fronte del Trattato di Versailles (1919) che condannò la Germania al pagamento degli ingenti danni di guerra (che favorirono poi la nascita del nazionalsocialismo hitleriano) l'Italia non ricevendo parte dei territori promessi dal Patto di Londra (1915) fece scattare il soldato d'Annunzio. Proprio così, a causa della mancata cessione delle terre promesse al nostro Paese, il raffinato amante Andrea Sperelli e l'audace soldato Gabriele d'Annunzio mostrarono a un'Italia fragile e povera, di poco più di cent'anni fa, il coraggio e la dissidenza di una politica piegata su sé stessa, incapace di dare risposte concrete al Paese, occupando alcune delle terre prossime alla città di Fiume. Così, in quell'eroica impresa, d'Annunzio celebrò quell'amore che Andrea Sperelli aveva riversato alle sue amate, in quell'Italia per lui unica e impareggiabile. Sì, il poeta-vate ci ha insegnato, oltre un secolo fa, che il cittadino e l'uomo, l'amante e il poeta, possono coniugarsi in azione eroica per il proprio Paese, un'italianità oggi estinta, apparentemente. Certo, d'Annunzio è stato poi una figura fortemente controversa e divisiva negli anni successivi con Benito Mussolini e il Fascismo, ma sicuramente è stato tante altre cose, ma non certo il simbolo di una resa. Forse, a fronte di queste fugaci considerazioni di questo articolo, andrebbe rivisitato e rivalutato, non tanto l'amante Andrea Sperelli come protagonista del romanzo, ma l'amore e la passione delle sue gesta, nonché l'audacia del poeta soldato Gabriele d'Annunzio. Sì, forse all'Italia di oggi manca proprio la passionalità e il coraggio, anche politico, del cambiamento e della lungimiranza, per tornare a essere, piaccia o meno, protagonista della scena europea e mondiale.
L'oscena ignora D
di Hilda Hilst