Siamo in Romagna, in un piccolo paesino. Trovano spazio in un quartiere popolare alcuni personaggi che Cristiano Cavina ci ha abituato a incontrare. «Turboberta» è la bicicletta con la quale il personaggio gironzola per le vie del paese alla ricerca id nuove avventure. Sin dall'inizio del romanzo il ritmo è piuttosto incalzante con l'Arci, il prete del paese, che riprende e redarguisce le nuove generazioni quasi incapaci di gestire qualche momento adolescenziale. Trovano poi spazio le volontà della costruzione di un sommergibile per la ricerca di tesori e una nonna che mostrerà le sue fragilità e i suoi ricordi del figlio Paolo, autor di situazioni gravi. Il testo si presenta organico, dinamico in tutte le sue parti. Sono pressoché assenti momenti di riflessione intensa favorendo momenti di dinamismo continuo. La prevalenza di sequenza dinamico e di un linguaggio giovanile favoriscono la lettura e l'immedesimazione con il personaggio e le sue scorribande quotidiane.
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Un testo consigliato a un pubblico adolescente, capace di stuzzicare nuove avventure e nuove fiammate giovanile. Tuttavia, resta la possibilità anche di un piccolo adulto che può ritrovare in questo mondo quotidiano un'adolescenza e un ritmo vitale mai profondamente espresso fino in fondo. Sì, un testo suggerito a tutti i lettori per momenti si spensieratezza e di sorrisi.