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«Fernando Coratelli, la scuola e la narrativa fra le aule scolastiche»

«Fernando Coratelli, la scuola e la narrativa fra le aule scolastiche»

interviste
27 feb 2026 4 min
Stefano De Vecchi

Stefano De Vecchi

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Questa settimana glimmo.it ha incontrato Fernando Coratelli. Pugliese di nascita ma milanese di adozione. E' uno scrittore molto amato dal pubblico in particolare dagli amanti del genere storico. Autore di diverse opere, anche teatrali, è sceneggiatore e ghost writer. Ha pubblicato cinque romanzi, spaziando dal genere generazionale al romanzo storico.

Di cosa parla il tuo ultimo romanzo?

 Il mio ultimo è un romanzo storico che narra una vicenda realmente accaduta e abbastanza poco conosciuta. La storia è incentrata sulla figura di Felix Kersten, un medico di nazionalità finlandese che svolse un ruolo straordinario proprio durante la Seconda guerra mondiale. Kersten infatti, esperto di medicina olistica e tecniche di massaggio, viveva e lavorava tra Berlino e L’Aja (Olanda), poi nel 1939 fu costretto a lavorare per uno degli uomini più potenti e temuti del Terzo Reich: Heinrich Himmler, capo delle SS e della Gestapo. Uno dei principali artefici delle atrocità naziste. Kersten si mostrò abile nel curare i dolori cronici di Himmler attraverso il massaggio terapeutico, e grazie a questo, riuscì a guadagnarsi la sua fiducia. Il ruolo del medico col tempo si rivelò fondamentale. Felix Kersten si rese conto di avere una influenza non da poco su Himmler, e la sfruttò per salvare decine di migliaia di vite, convincendo il gerarca a rilasciare prigionieri dei campi di concentramento. Dal 1943, Kersten operò anche come una sorta di spia alleata all’interno dell’apparato nazista, riuscendo a sfruttare la sua posizione per compiere atti di resistenza senza destare sospetti. Ho tentato, così, di esplorare non solo la relazione ambigua e pericolosa tra Kersten e Himmler, ma anche il peso morale e psicologico di agire in quel contesto. Alla fine ne è uscito un romanzo a metà strada tra il romanzo storico e la spy-story.

 Come ti sei avvicinato alla scrittura?

 Mi sono avvicinato da liceale, come tanti ragazzi di fine anni Ottanta, scrivendo canzoni per una band che avevo formato con amici. Finito il momento musicale, ho fatto una breve esperienza attoriale che mi ha portato a cimentarmi con testi teatrali. Pian piano il desiderio di esprimermi attraverso la parola e l’amore e l’esaltazione per vari grandi classici – penso ai romanzi di Tolstoj, di Kafka, di Camus, per citarne alcuni sparsi – mi hanno spinto verso la narrativa.

 Consigliaci una lettura che ti ha particolarmente colpito di recente

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 Una lettura che mi ha colpito di recente, cosa che non mi accade ormai così facilmente, è stata La chiamata. Storia di una donna argentina di Leila Guerriero. È un romanzo saggistico o se si vuole anche un saggio romanzato sulla dittatura argentina che, tra il 1976 e il 1983, si macchiò di crimini contro l’umanità – i famigerati desaparecidos e i voli della morte. Il libro racconta le vicende di Silvia Labayru (militante di Montoneros, un gruppo armato di matrice peronista) rapita, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa. L’autrice, Leila Guerriero, scoperta la sua storia ha passato due anni a intervistare lei e le persone vicine a Silvia fino a tracciare un quadro sfaccettato di quegli anni. Da leggere assolutamente, non solo per capire un momento storico che ci sfiora (tanti furono gli oriundi italiani a finire tra le fila delle vittime e dei carnefici), ma anche per comprendere il senso di un massacro.

 Che cosa potrebbe fare la scuola per invogliare maggiormente i ragazzi a leggere?

 Credo che la cosa principale sarebbe dedicare un’ora alla settimana alla narrativa contemporanea. Spingere i ragazzi a leggere, a scoprire i generi. Viviamo in un Paese che ha ancora il timore provinciale che il genere (thriller, young adult, rosa, o quel che si vuole) sia un minus, non sia di qualità. Ma non è vero. Ci sono libri e romanzi ben scritti e congegnati sia a livello letterario sia a livello di genere. E vale altrettanto il contrario, ci sono pessimi romanzi, banali e scritti malissimo, anche in quello che dovrebbe essere il cosiddetto genere bianco, ovvero di scavo psicologico o addirittura ammantato di letterarietà.

 Un consiglio per chi vuole intraprendere la carriera di scrittore

 L’unico vero consiglio è leggere. E imparare a leggere, cioè cercare di carpire e comprendere le tecniche narrative, di costruzione dei personaggi, di come i grandi narratori usano la parola per mostrare senza essere didascalici (il fatidico show, don’t tell di cui si fa tanto parlare, di solito).

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