«A mio padre» di Robin Williams
Si prova veramente una
sensazione meravigliosa,
quando tuo padre non è più
un dio ma un uomo; quando
scende dalla montagna e ti
accorgi che è anch’egli un
uomo con le sue debolezze.
E tu lo ami per com’è nella
sua interezza, e non più
come un essere superiore.
Questa poesia, pur forse non appartenente a un poeta in senso stretto del termine, ha un significato e un valore importantissimo. Sì, rimanda con questi versi a una delle funzioni che il padre ha nella società moderna e occidentale.
Oggi, come ho già avuto modo di ribadire in molte occasioni, la figura del padre è assente, eclissata, evaporata. In un panorama educativo complesso come il nostro, la figura maschile è spesso lacunosa, offuscata, poco viva anche agli occhi dei figli. Questa figura paterna rappresenta spesso quello che è, simbolicamente parlando «l'asse verticale», che, nella tradizione cristiana si traduce in un più semplice e riconosciuto «Padre nostro che sei nei cieli», ovvero quella figura che unisce la Terra col Cielo, ovvero quella fetta di educazione e di simbolismo che rappresentano la dimensione dei codici normativi, la regolamentazione degli eventi e degli episodi, la disciplina, nonché la tessitura del comportamento di ciascuno di noi.
Vuoi questo spazio? scrivi a info@glimmo.it
Sì, il padre, nella forma pedagogica classica, è quella parte e quella componente centrale che rappresenta la normatività, la verticalizzazione, aspetti che nella società moderna risultano piuttosto deficitari e lacunosi. anzi, a tratti addirittura assenti. La cronaca dei nostri adolescenti, spesso fuori controllo, ne sono un esempio chiaro! Oggi infatti, sintetizzando in un piccolo slogan, possiamo dire che si assiste alla difficoltà di molti adolescenti nel rispetto delle regole, a quella difficoltà che richiama l'onnipotenza che il bambino ritiene di avere nel corso della sua evoluzione. Questo costringe il mondo adulto di oggi a continui compromessi, a mediazioni snervati, a continui aggiustamenti della rotta per trovare una situazione alle difficoltà. I «no» servono molto nella crescita e non sono il prodotto della tirannia di un padre, ma la consapevolezza di figlio che l'onnipotenza ha necessariamente un limite.
La causa di questa compromissione adolescenziale e paterna è anche legata al fatto che quelli che ho definito i «riti di passaggio» sono venuti meno nella nostra società: lo sono un esempio gli esami alle scuole elementari, quelli alle scuole medie, il servizio di leva, sia esso civile o militare che spesso portava lontano da casa per mesi costringendo i ragazzi all'acquisizione di regole e comportamenti di un mondo adulto magari poco conosciuto e o poco accessibile. Rientrano anche in questi temi della «destrutturazione della società» l'aumento delle separazioni fra le coppie e quindi la dissoluzione delle famiglie, la maternità surrogata e pratiche affini, il difficile e complesso tema dell'adultescenza (un adulto che vive e ragiona da adolescente che tratteremo in altri articoli), l'aumento del ruolo sociale e culturale delle donne nel corso degli anni e su questo basti pensare al tema del femminismo e l'emancipazione stessa anche in ambito politico. Insomma, questi sono solo alcuni aspetti che hanno portato all'adombramento del padre e del suo ruolo negli ultimi decenni.
Tuttavia, il padre moderno, eclissato e piuttosto sbiadito, risponde a una logica di educazione e di necessità per i figli. Questo bisogno è legato a un tema che trovo fondamentale e che prende il nome di equilibrio e di riorganizzazione. E' importante ricordare che l'eccesso di vicinanza ai figli crea l'incapacità dei figli stessi a sviluppare il senso del dovere e la voglia di faticare e crescere su alcuni aspetti, ciò che sta un pochino accadendo ora, nel nostro tempo. L'eccesso contrario, quello del disinteresse verso il mondo filiale, genera invece nei figli l'incapacità di sviluppare empatia, solidarietà, ascolto. Il ruolo e la figura del padre quindi, nella modernità liquida e dai legami deboli come direbbe Bauman, risulta oggi piuttosto compromessa e offuscata. Dopo queste brevi premesse, è, e resta difficile, il momento di confronto coi figli anche perché a tratti ne siamo intimoriti, soprattutto nel periodo adolescenziale, poiché sono in atto cambiamenti significativi. Certo, l'educazione e la genitorialità partono proprio da un tema non facile: la difficoltà. Ecco, forse da qui deve partire il nuovo essere padre con il suo rilancio. Il padre oggi deve tornare a essere autorevole, una figura di primo piano nei ragazzi, così come tutte le figure educative che spesso confondono l'autorità con l'autorevolezza, scuola inclusa. Non abbiamo quindi paura a fare i padri, le suide, i supporti, a tornare a essere modelli autoritari coi figli, proviamo a condividere con loro momenti sociali come un concerto, una passeggiata, una partita di calcio o altro ancora. Lì non risiede la debolezza, ma l'autenticità di un rapporto, l'esclusività di un momento. Attenzione poi a essere amici dei figli, quello no, così come la trasgressione è tipica del gruppo dei pari l'amicalità con un figlio è il prodotto di una scelta, e i figli non ci hanno scelto. Insomma, dobbiamo rimboccarci le maniche e tornare a essere centrali per i figli e per l'intero mondo adolescente se non vogliamo che questa deriva lassista prenda il sopravvento.