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«Adolescenza violenta e scuola: un'analisi drammatica»

«Adolescenza violenta e scuola: un'analisi drammatica»

cronaca
26 mar 2026 4 min
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Chiara Mocchi è un'insegnante di lungo corso. In questi giorni qualcosa ha profondamente turbato la sua vita e quello dell'intero comparto scuola. Un suo alunno 13enne l'ha accoltellata con tecniche che richiamano al mondo militare, simile a quelle di un videogioco, come se fosse davvero un videogioco. Le cause di questo drammatico gesto sono ancora al vaglio degli inquirenti. Sicuramente con questo episodio così grave, ancora una volta la scuola denuncia un sistema educativo nel suo complesso fortemente deficitario. Famiglie, realtà scolastiche e realtà aggregative sono oggi in forte difficoltà. Ci racconta tutto, in questo sfogo amaro, un'amica di Chiara Mocchi, Vittorià Calabrò, insegnante presso la scuola primaria di Caravaggio che già nelle settimane scorse ci aveva segnalato le precarie condizioni di lavoro e la deriva di molti ragazzi in una scuola sempre più in affanno.

La notizia dell’accoltellamento della professoressa Chiara Mocchi, 57 anni, da parte di un suo alunno di appena 13 anni, lascia sgomenti e profondamente feriti. Non è solo un fatto di cronaca: è uno specchio doloroso della realtà che molte scuole stanno vivendo oggi. Chiara Mocchi non è soltanto un’insegnante. È una docente stimata, una professionista seria, preparata, capace di coniugare competenza e umanità. Una di quelle figure che non si limitano a trasmettere nozioni, ma si mettono ogni giorno in discussione per il bene dei propri studenti. Una donna che vive la scuola come missione educativa, con premura, dedizione e rispetto. Ed è proprio questo che rende l’accaduto ancora più incomprensibile e drammatico. Da tempo chi lavora nella scuola avverte un disagio crescente: ragazzi sempre più fragili, disorientati, spesso privi di punti di riferimento solidi. L’educazione, intesa come rispetto, ascolto e relazione, sembra progressivamente venir meno, lasciando spazio a rabbia, solitudine e incapacità di gestire le emozioni. Ma questi ragazzi non sono “colpevoli” soltanto: sono, prima di tutto, ragazzi alla deriva, che chiedono – spesso in modo distorto – attenzione, guida, presenza. E la scuola, da sola, non può farsi carico di tutto questo.

Serve un intervento serio, strutturato, urgente. Serve che le istituzioni e il governo smettano di considerare la scuola come un settore su cui tagliare risorse, e inizino invece a investire con decisione: più supporto psicologico, più figure educative, classi meno numerose, formazione continua, presenza sul territorio. Perché ogni episodio come questo non è un caso isolato, ma un segnale forte che non possiamo più ignorare. Colpire un insegnante significa colpire l’intero sistema educativo, significa incrinare uno dei pilastri fondamentali della nostra società. E quando a essere ferita è una docente come Chiara Mocchi, che dedica la sua vita ai giovani, il dolore diventa anche responsabilità collettiva. Oggi è il momento del silenzio e della solidarietà. Ma domani deve essere il tempo delle scelte. Scelte che mettano davvero al centro la scuola, i docenti e, soprattutto, quei ragazzi che hanno bisogno di essere accompagnati prima che sia troppo tardi.

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«Due parole, giusto per concludere» Il

di Stefano De Vecchi

Al termine di questo articolo che segnala tutta la difficoltà del sistema scolastico, mi pare doveroso sottolineare alcuni punti. Oggi la scuola è un osservatorio di situazioni davvero critiche di molti ragazzi che non affrontano solo l'adolescenza, ma la vivono da soli, in solitudine, alla «deriva» ci ha suggerito poco prima Vittoria Calabrò, senza sponde affettive o aiuti, senza quei «no» che servono a crescere e a reggere i cambiamenti tipici di quest'età. I genitori oggi faticano a comprendere i figli e i ragazzi non sono più abituati alle frustrazioni, alla fatica, all'impegno costante. Tutto e subito, sempre e comunque. Altro aspetto che penso meriti una riflessione e approfondita é l'uso sistematico e continuo di Internet e della rete con videogiochi violenti inneggianti a stili diseducativi che rimandano a modelli spesso non conformi alla loro età. Su questo tema glimmo.it aveva già segnalato come alcuni Paesi, anche in Europa, avevano proibito l'uso dei social fino ai 16 anni, social inclusi. La disgregazione dei pilastri educativi come la scuola, la famiglia in rapida dissoluzione con la figura paterna in crisi, l'incessante disgregazione del tessuto sociale oggi in atto, nonché la promozione sistematica di modelli violenti e vincenti potrà portare solo all'implementazione di situazioni di questo tipo condannando anche i ragazzi a una deriva e a un isolamento sempre più accentuato e profondo. Confidiamo che il mondo adulto possa trovare una più idonea risposta a questi episodi che continuano ad affollare le nostre cronache di vita. Forse serve più fermezza e meno amicalitá con il mondo adolescenziale.

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